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Sullo sciopero del 1° marzo |
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"Una giornata senza di noi", è da tanto che lo sogniamo e alla fine è arrivato il primo tentativo. il 1° marzo appunto, sono stato in Piazza Maggiore a Bologna, per partecipare al cosidetto sciopero degli immigrati. Un giorno in cui abbiamo voluto dare uno stop se pur provvisorio, alle attività economiche e non che pogiano sulle nostre spalle. L'obbiettivo era di fare vedere, attraverso la nostra assenza, che noi siamo qui e contiamo qualcosa.
Che siamo presenti! ecco allora che parte la mia personale riflessione che comunque arriva solo in data odierna, avendo avuto il tempo necessario, da allora fino ad oggi, per far maturare questo pensiero. Noi abbiamo voluto siginificare la nostra presenza attraverso una assenza. Assenza dai luoghi di lavoro e di consumo, ma presenti nella piazza, nello spazio pubblico in genrale, per ribadire che il nostro obbiettivo è integrarci. Da allora, come dicevo, hao sentito un sacco di amici stranieri che lavoravano fino al 1° marzo, e che purtroppo con la crisi, sono adesso a casa.
Se si fa il giro d'Italia, se ne contano davvero tantissimi gli immigrati che perdono lavoro tutti i giorni, e d'un colpo si rivela immediatamente la loro estrema situazione di precarità, di solitudine. Probabilmente, il 1° marzo è stato un segnale, ma chi lo doveva ricevere non l'ha ricevuto, e purtroppo, ad aprile la Lega Nord di Umberto Bossi, principale causa dei nostri guai, è uscita dalle elezioni regionali cantando vittoria.
Allora mi domando se davvero onostamente pensavamo, attraverso la nostra assenza, di dare una mano a noi stessi. Me lo chiedo, perché probabilmente qualcuno dei nostri è rimasto a casa quel giorno, e per questo non ha ricevuto i miseri 30 euro giornalieri con cui cercare di mandare avanti la famiglia.
Se vogliamo contare qualcosa in questo paese, credo sia indispensabile per noi capire il sistema di gioco, e non scendere in campo al momento sbbagliato. Avremmo dovuto mobilitarci attorno alla data delle elezioi regionali, facendo campagna con chi avrebbe accettato di impegnarsi per noi, di risolvere i nostri problemi, che sono comunque problemi della comunità. Sarebbe stato molto più utile e funzionale, mobilitare le nostre forze per far vincere qualcuno che avesse accettato di fare accordi con noi, per la tutela dei diritti dei più deboli.
Siamo stati invece trascinati in uno sciopero, tra l'altro non effettivmanete riconosciuto dai sindacati, che ci ha fatto scaricare le nostre armi in un momento che io ritengo sbagliato. Alla fine non abbiamo attenuto niente, e credo debba farci riflettere. Io diffido personalmente da prese di posizioni ideologiche, che pensano che basta farci scender per strada e via! No, la politica purtroppo richiede strategia di azione e capacità di mira, perché consuma troppa energia e usciamo in momenti sbagliati, ci spompiamo, poi non ci stanchiamo, e intanto pegioriamo! |
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Prima uscita con la Fascia Tricolore |
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Disciplina ed onore, ecco quanto viene indicata come regola di comportamento dall’Art. 54 della Costituzione italiana, a tutti i cittadini cui sono state affidate funzioni pubbliche. Così io mi sono presentato Domenica 26 luglio a Piazza Bracci, in rappresentanza della comunità sanlazzarese. L’occasione, inedita e commuovente, è stata data d’una parte dalla ricorrenza dei 50 anni di sacerdozio di Don Domenico Nucci, Parocco e amato cittadino di San Lazzaro, e dall’altra dalle celebrazioni dell’anniversario della Chiesa di San Lazzaro, consacrata 60 anni fa...
Nonostante il caldo di luglio che in questi anni è andata sempre più aumentando, mi sono sentito in dovere appunto di onorare la fascia tricolore che ho correttamente indossato a tracolla della spalla destra, e con la quale ho assistito molto volentieri alla liturgia. Dico “in dovere”, ma in realtà, la mia prima uscita ufficiale, in qualità di Assessore, quindi in sostituzione del Sindaco è avvenuta come meglio non potrebbe. La parrocchia di San Lazzaro rappresenta per me non soltanto il luogo dove mi sono sposato, ma la casa dei miei figli in quanto tutti hanno ricevuto in questo luogo così centrale, il sacramento del Battesimo, quello che ha consacrato di fatto il loro ingresso nel mondo cristiano, dove i valori dell’amore verso il prossimo e le reverenza verso il Signore sono condizioni sin e qua non per vivere al meglio la nostra dimensione umana.![alt]() Era molto che non andavo più a messa purtroppo. Durante gli ultimi anni, ho dedicato fin troppo tempo agli impegni sociali e politici, i quali mi hanno portato in questa fase ad assumere la funzione di Consigliere comunale, poi di Assessore. Per questo, il ritorno in Chiesa con la Fascia Tricolore a tracolla è stato per me un momento magico, molto sconvolgente sul piano delle emozioni, ma sicuramente gratificante. Devo ammettere che pur sentendo tutto il peso del simbolo che portavo addosso, ho cercato il più possibile di rivolgere i miei pensieri e le mie preghiere al Signore. Tutto è andato molto bene, se mi posso permettere di dire qualcosa sotto il profilo della “disciplina”, in quanto all’altro profilo, quello raccomandato dalla Costituzione, direi proprio che indossare la fascia tricolore è stato per me un grande “onore”. |
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Dassi in Giunta, il commino prosegue |
Sì, il Sindaco Macciantelli Marco mi ha chiamato in giunta, e verificate le condizioni di operatività in relazione alle deleghe, ho accettato l’incarico, dimettendomi contemporaneamente dalla carica di consigliere comunale. Il cammino prosegue, a volte a ritmi che potrebbero sembrare velocizzati, anche se devo ammettere che è da molto tempo che insieme ci impegniamo nei confronti della comunità. |
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Immigrati in campagna per Flavio Delbono |
 Quando Sergio Cofferati rinuncio alla ri-candidatura per il ruolo del Sindaco di Bologna, il PD bolognese si è trovato senza candidato, a pochi mesi dalle elezioni. Allora, nella movimentazione generale, anche glio immigrati si sono messi in campo, per dare una mano alle Primarie, quelle che poi avrebbero fatto emergere la figura di Flavio Delbono come migliore candidato per il PD e il Centro Sinistra. |
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